Un’accelerata sullo smog
Un recente studio effettuato dall’ Agenzia Europea per l’ Ambiente ha indicato 17 città italiane tra le prime 30 più inquinate del nostro Continente, tre sono poi tra le prime quattro (Torino, Brescia e Milano dopo la bulgara Plovdiv), due delle quali sono lombarde. I dati sono stati elaborati considerando il periodo 2004-2008 e classificando le città sulla base di tre inquinanti: Pm10, ozono e biossido di azoto. La nostra regione, per le sue caratteristiche olografiche e per la concentrazione di aree industriali, si conferma quindi una delle aree più inquinate d’ Europa, così come si conferma che l’ inquinamento è una emergenza globale da affrontare in una dimensione più ampia rispetto a quella solo cittadina o regionale. L’ Ecopass è stato un primo passo, un segnale di impegno ma, così come attuato oggi, è evidentemente un rimedio insufficiente e inadeguato alla gravità della situazione. I cinque referendum per Milano propongono di dimezzare traffico e smog con l’ estensione di Ecopass, la pedonalizzazione di vaste zone del centro e il potenziamento dei mezzi pubblici; di raddoppiare il verde pubblico e il numero di alberi; di imporre regole più rigide contro l’ inquinamento degli impianti di riscaldamento non ecologici; di risistemare la Darsena come porto di Milano; infine di conservare, anche dopo il 2015, il parco agroalimentare che verrà realizzato per l’ Expo. Le proposte possono aiutare a migliorare la nostra città, che vincano o perdano i referendum, purché almeno si raccolgano le 15 mila firme necessarie a far partire la macchina. Se la raccolta delle firme avrà successo la giunta comunale si troverà, infatti, costretta davanti a un bivio: o subire tout court l’ iniziativa referendaria, in attesa delle elezioni comunali, o cercare di contrastarla con nuove proposte che affrontino e diano soluzioni concrete ai cinque temi. Purtroppo, se si arriverà al voto, non sarà probabilmente possibile svolgere i referendum contestualmente alle comunali, come avvenne nel 1985 quando l’ allora sindaco Carlo Tognoli fece il referendum che sancì per anni la chiusura del centro storico della città contemporaneamente alle elezioni amministrative, ora la burocrazia non lo consente più. E, oggi, un appuntamento dedicato solo all’ iniziativa referendaria, in prossimità delle comunali, presenterebbe molte criticità: dalla rilevante spesa economica, a una notevole dispersione di energie; non sarebbe infatti facile raggiungere il quorum di voti indispensabile per ottenere un risultato valido, qualunque fosse poi il responso delle urne. La strada per arrivare al voto è quindi lunga e tortuosa ma l’ iniziativa referendaria ha in sé una forza acceleratrice della quale la politica e la città hanno bisogno. Se raccolte, alle 15 mila firme la politica potrà rispondere in tanti modi, ma qualcosa dovrà pur fare; perdere quest’ opportunità, mancando l’ obiettivo, sarebbe un grave errore, si rischierebbe di consentire di mettere il coperchio sulla pentola delle questioni più critiche della città per molti anni, giustificando così qualsiasi latitanza politica e istituzionale.
Sergio Harari
(Corriere della Sera – 9 ottobre 2010)







Il quarto comma del quarto quesito non mi è ben chiaro, come si pensa di relaizzare il tele riscaldamento. Quali, nel progetto possono essere” le fonti rinnovabili e tecnologie ad alta efficienza”.
Se si pensa agli inceneritori, anche se di ultimissima generazione, NO GRAZIE!!!! Se si pensa ad altro gradirei una informazione più completa .
Alessandro
Il piano di sviluppo del teleriscaldamento di Milano predisposto da Comune e A2A non prevede nuovi termovalorizzatori. Non è tuttavia corretto dire che deriva esclusivamente da fonti rinnovabili, perchè prevede che vengano realizzate centrali di produzione di elettricità e calore (cogenerazione) ad alta efficienza, grazie anche all’uso delle pompe di calore con acqua di falda, che utilizzano metano. L’effetto di sostitituzione di caldaie prevalentemente a gasolio è nettamente favorevole in termini ambientali ed economici.