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Riscoprire i Navigli a Milano: una proposta concreta

E’ vero, come dice Claudio Schirinzi sul Corriere della Sera di ieri, “la sfida è rendere la Milano di domani ancora più bella, più vivibile, più giusta”.

Il problema è come fare per raggiungere l’ambizioso obiettivo: sembra difficile, senza discontinuità con l’ondata di cemento e di asfalto cui ci hanno abituati venti anni di progetti scollegati e senza disegno urbanistico, basati solo sulle quantità volumetriche e sulle altezze degli edifici proiettati in una vacua gara.

City Life, Porta Nuova, Santa Giulia sono gli emblemi di un’edificazione incontrollata specchio di una città priva di un’idea di sé e intenta solo a densificare il suo centro abbandonando la prospettiva di uno sviluppo ordinato nell’area metropolitana.

Il traffico, l’inquinamento, le polveri sottili e i ritmi sempre accelerati, salvo le soste improvvise dovute alla congestione che esplode ad ogni piccola crisi, sono i mali attuali della città.

Oggi con area C e anche con le prime iniziative urbanistiche della Giunta Pisapia, basate su una diminuzione degli indici edificabili nel Piano di Governo del Territorio (PGT) oggetto di revisione, si incomincia a delineare la prospettiva di una città più vivibile.

Perché quindi evocare, di fronte alla coraggiosa proposta (non provocazione) di Umberto Veronesi di riaprire i navigli milanesi da Melchiorre Gioia, lungo la Cerchia sino alla Darsena, immagini retoriche prese dall’iconografia ottocentesca di visi scavati, di vestiti fatti di stracci, di miasmi insopportabili e di mitiche pantegane che caratterizzerebbero di per sé un corso d’acqua?

Se è per questo a ben guardare nuove povertà, visi emaciati di stranieri e non che dormono all’aperto o in ricoveri di fortuna sono ben visibili anche oggi.

E i topi di varie dimensioni e specie sono la caratteristica esplicita della biodiversità (forse una delle poche) delle grandi metropoli, dal centro di New York sino alla nostra Milano come la quotidiana lotta per la derattizzazione nei condomini ci insegna.

Da alcuni mesi un gruppo di architetti (Battisti, A. Boatti, Boldrin, Giachetti, Cassetta, Marrucci, Malara, Prusicki, Cislaghi, Vascelli Vallara) spinti solo da interesse e amore per la città si ritrova per discutere di un progetto urbanistico non nostalgico, ma vivo e attuale per ridare a Milano il suo corso d’acqua negato e cancellato da improvvide Amministrazioni che, contrariamente a quanto successe a Parigi con il risanamento fognario ottocentesco attuato dal barone Haussman che liberò la Senna dai reflui civili, pensarono di risolvere il problema dell’inquinamento idrico dei navigli con la loro sepoltura.

E’ ora necessario che il PGT, come è stato formalmente richiesto all’Assessore all’Urbanistica,  faccia propri i contenuti sostanziali del progetto, prevedendo normative e strumenti urbanistici attuativi che oltre a riportare per la prima volta il segno dei navigli ritrovati nelle mappe della città dopo cento anni di assenza, ne stabilisca fasi e tempi di attuazione.

L’idea è quella di ridistendere sulla città lo storico sistema di canali, lungo i tracciati della Martesana in via Melchiorre Gioia e sulla Cerchia dei Navigli dal Ponte delle Gabelle sino alla Darsena passando per i luoghi più belli di Milano: San Marco, via Senato, Cà Granda, Parco delle Basiliche e la ritrovata conca di Viarenna.

Una via d’acqua navigabile per battelli di ridotte dimensioni, di trasporto pubblico collegata al tema più generale della navigabilità dal lago di Como al Ticino, come da anni sostiene l’architetto Empio Malara rappresentando l’Istituto per i Navigli e l’Associazione Amici dei Navigli.

Un progetto fattibile, disegnato via per via, in grado di salvaguardare i diritti dei residenti affiancando sempre al naviglio una strada di servizio e soprattutto una pista ciclabile che magicamente potrebbe congiungere i sistemi esistenti dal Ticino all’Adda con il centro di Milano.

Niente a che vedere con la nostalgia del passato, ma anzi progetto per il futuro, capace di collegare storia e innovazione (basti pensare alle risorse energetiche derivanti dai salti d’acqua e dalla possibilità ad esempio di usare gli scavi per realizzare un possibile anello del teleriscaldamento per il centro della città).

E per concludere una proposta per verificare se quel 95% di favorevoli alla riapertura dei navigli al recente Referendum fosse effettivamente consapevole come noi crediamo: simuliamo il percorso dei navigli ritrovati sulle strade della nostra città attraverso pavimentazioni e bacheche di segnalazione e approfondimento storico e così favoriremo un’effettiva partecipazione alle scelte da effettuare nella città come già fatto nel 1893 quando l’Amministazione di allora ebbe il coraggio di approntare un modello in legno della Torre del Filerete come la vediamo oggi,  in scala 1:1 applicato sulla facciata del Castello e per dirla con Iannacci, “per vedere l’effetto che fa”.

Emilio Battisti

Antonello Boatti

Docenti Politecnico di Milano

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