Iniziativa popolare referendaria per la qualità dell'ambiente e la mobilità sostenibile a Milano.

Un’occasione da sfruttare

Sono rarissime le occasioni in cui i cittadini possono far sentire la propria voce e influire sulla loro vita quotidiana. Oggi ai milanesi si offre una di queste occasioni: non sprechiamola. Certo, la preoccupazione più grande in questi mesi è la mancanza di lavoro o il rischio di perderlo. Su questo i cinque referendum non possono fare nulla, ma su tanti altri aspetti della nostra vita sì. Viviamo nell’ ansia attendendo il rientro da scuola dei nostri figli che attraversano in bicicletta strade nelle quali alle otto del mattino scorazzano Suv e camioncini senza piste ciclabili che li proteggano. Alla mancanza di verde, soprattutto nelle periferie, i ricchi rispondono scappando in campagna il venerdì pomeriggio. In città rimane la gente normale: bambini del colore dell’ asfalto e anziani che cercano invano un luogo all’ ombra dove leggere il giornale, fare due chiacchiere, giocare a carte o un campo di bocce in cui trascorrere la sera. Una qualità della vita scadente, almeno nel confronto con altre città europee, e anche un fattore che limita la nostra possibilità di crescere. Le università e i laboratori milanesi attirano molti ricercatori stranieri, ma il motivo più frequente che tanto spesso li induce ad abbandonare la nostra città è la fatica di crescere dei figli a Milano. È venuto il momento di chiederci e di chiedere ai candidati che tra qualche mese si contenderanno al poltrona di sindaco, quale modello di città ci propongono. Un luogo che produce ricche rendite per commercianti potenti o una città vivibile, capace di trattenere i giovani migliori e di attrarne altrettanti da lontano. I cinque referendum non risolvono certo tutti i problemi, ma possono segnare un punto di svolta. Perché non credere che anche Milano possa diventare, partendo da oggi, una città civile in cui anche le persone normali si sentano a casa.

Francesco Giavazzi
(Corriere della Sera — 18 settembre 2010)

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